Patient experience: che cos’è, come si misura e perché incide sulla fiducia

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La patient experience comprende tutte le interazioni che una persona vive durante il rapporto con un professionista o una struttura sanitaria. Inizia quando cerca informazioni, prosegue con la prenotazione e l’accoglienza, attraversa la prestazione clinica e continua con la consegna dei referti, i controlli e le comunicazioni successive.

Ogni passaggio contribuisce alla percezione complessiva del servizio. Una visita accurata può essere accompagnata da tempi di attesa lunghi, indicazioni poco chiare o difficoltà nel contattare la segreteria. Allo stesso modo, un sito semplice da usare perde valore se le informazioni online non coincidono con quelle fornite al telefono.

La patient experience aiuta quindi a osservare il servizio dal punto di vista di chi lo utilizza. Offre informazioni utili per migliorare accesso, comunicazione, organizzazione e continuità della relazione.

Che cos’è la patient experience

L’Agency for Healthcare Research and Quality definisce la patient experience come l’insieme delle interazioni che i pazienti hanno con il sistema sanitario. Comprende il rapporto con medici, infermieri e personale, l’accesso alle cure, la chiarezza delle informazioni e il coinvolgimento nelle decisioni.

Il concetto riguarda ciò che accade durante il servizio. Le domande usate per rilevarlo sono concrete: il medico ha spiegato il trattamento con parole comprensibili? Il personale ha indicato i tempi di attesa? Il paziente ha ricevuto le istruzioni necessarie dopo la visita?

La soddisfazione del paziente misura invece il rapporto tra esperienza e aspettative. Due persone possono ricevere lo stesso servizio e valutarlo in modo diverso perché partono da attese differenti.

Questa distinzione evita interpretazioni sbagliate. Un paziente può dichiararsi soddisfatto perché si aspettava un’attesa ancora più lunga. Il dato sulla soddisfazione sarà positivo, mentre la rilevazione dell’esperienza mostrerà comunque un problema organizzativo.

Quali aspetti formano l’esperienza del paziente

La patient experience attraversa l’intero servizio sanitario. Per analizzarla occorre osservare diversi ambiti:

  • accessibilità: comprende la facilità con cui una persona trova le informazioni, contatta la struttura, prenota una prestazione e raggiunge la sede;
  • accoglienza: riguarda il comportamento del personale, il rispetto, la disponibilità all’ascolto e la capacità di riconoscere le esigenze della persona;
  • tempi: includono l’attesa per ottenere un appuntamento, il rispetto dell’orario previsto e la velocità con cui arrivano risposte, documenti o referti;
  • comunicazione: comprende la chiarezza delle spiegazioni cliniche e amministrative, la possibilità di fare domande e la coerenza tra le informazioni fornite dai diversi interlocutori;
  • partecipazione: riguarda il coinvolgimento del paziente nelle scelte che interessano la sua salute, nei limiti previsti dal quadro clinico e dalle opzioni disponibili;
  • comfort e ambiente: includono pulizia, riservatezza, orientamento all’interno della sede, accessibilità degli spazi e condizioni della sala d’attesa;
  • continuità: comprende il coordinamento tra professionisti, la consegna delle indicazioni successive alla prestazione e la gestione dei controlli;
  • canali digitali: riguardano sito, profilo Google, moduli, prenotazione online, area referti, email, SMS e altri strumenti usati prima e dopo la visita.

Questi elementi coincidono in parte con People, Process e Physical Evidence, tre componenti del marketing mix applicato ai servizi sanitari. Il personale, i processi e gli spazi rendono percepibile la qualità organizzativa del servizio.

Patient experience e digital patient journey

Una parte crescente dell’esperienza si sviluppa prima che il paziente entri nella struttura. La persona cerca informazioni, confronta le alternative, legge le recensioni, visita il sito e prova a capire come accedere alla prestazione.

Il digital patient journey permette di ricostruire questi passaggi. Aiuta a individuare i punti in cui il percorso diventa poco chiaro, si interrompe o richiede uno sforzo eccessivo.

Un modulo troppo lungo può ridurre le richieste. Un’email priva delle indicazioni per raggiungere la sede può generare telefonate e ritardi. Una scheda Google con orari sbagliati crea un problema che prosegue anche quando il paziente arriva davanti a una struttura chiusa.

I diversi strumenti di digital marketing sanitario incidono quindi sull’esperienza quando facilitano l’accesso alle informazioni e ai servizi. La tecnologia deve risolvere un’esigenza concreta. Un nuovo portale ha poco valore se richiede procedure complesse o utilizza un linguaggio incomprensibile.

Patient empowerment e partecipazione alle cure

Il patient empowerment descrive la capacità della persona di comprendere le informazioni sulla propria salute, partecipare alle decisioni e gestire con maggiore consapevolezza il rapporto con i servizi sanitari.

La promozione dell’empowerment in sanità coinvolge pazienti, cittadini, professionisti e organizzazioni. AGENAS collega questo approccio al miglioramento dell’efficacia delle cure, dell’equità e dell’uso delle risorse.

L’empowerment richiede informazioni affidabili e comprensibili. L’alfabetizzazione sanitaria, indicata anche con l’espressione inglese health literacy, permette alle persone di trovare, comprendere, valutare e utilizzare informazioni e servizi legati alla salute.

Una struttura può sostenere questo processo attraverso:

  • materiali che spiegano la preparazione a una visita o a un esame;
  • pagine web che descrivono servizi, modalità di accesso e passaggi successivi;
  • documenti scritti con un linguaggio adatto al pubblico;
  • accesso semplice a referti e informazioni personali;
  • strumenti che aiutano a formulare domande durante il colloquio;
  • raccolta del feedback sull’esperienza vissuta.

Il coinvolgimento non trasferisce al paziente la responsabilità clinica. Il professionista conserva il proprio ruolo e mette la persona nelle condizioni di comprendere le opzioni, esprimere preferenze e partecipare alle decisioni che la riguardano.

Patient experience e fidelizzazione del paziente

In sanità, la fidelizzazione richiede un’interpretazione diversa rispetto a quella usata nel commercio. Il paziente deve restare libero di scegliere il professionista e la struttura più adatti alle proprie necessità.

La continuità della relazione può però avere un valore sanitario e organizzativo. Conoscere la storia della persona, mantenere informazioni aggiornate e coordinare i controlli aiuta a ridurre frammentazione, ripetizioni e perdite di informazioni.

Una revisione sul valore organizzativo della patient experience ha rilevato che le esperienze positive sono associate a una maggiore probabilità di tornare nella stessa struttura per bisogni futuri. Il rapporto cambia in base al contesto clinico, al sistema sanitario e alle alternative disponibili, quindi non può essere tradotto in una regola automatica.

La fiducia si consolida quando il servizio mantiene ciò che comunica. Questo rapporto riguarda anche il posizionamento di una struttura sanitaria: se l’organizzazione dichiara di offrire accesso semplice, ascolto o continuità, l’esperienza deve confermare queste caratteristiche.

Come misurare la patient experience

La misurazione trasforma percezioni sparse in informazioni che possono essere analizzate. Ogni strumento osserva una parte diversa del rapporto con il paziente. Per questo conviene usare più fonti e confrontare i risultati.

NPS

Il Net Promoter Score misura la propensione a raccomandare la struttura. La domanda più comune chiede quanto sia probabile consigliare il servizio a un’altra persona, su una scala da 0 a 10.

Le risposte vengono divise in tre gruppi: promotori, con un voto di 9 o 10; passivi, con 7 o 8; detrattori, con un punteggio da 0 a 6. Il risultato si calcola sottraendo la percentuale dei detrattori da quella dei promotori.

L’NPS offre un indicatore sintetico della relazione complessiva. Da solo non spiega le cause del voto. Una domanda aperta successiva, come “Qual è il motivo principale della valutazione?”, aiuta a interpretare il risultato.

CSAT

Il Customer Satisfaction Score misura la soddisfazione rispetto a un servizio o a una specifica interazione. Può essere rilevato dopo una visita, una telefonata, una prenotazione o la consegna di un referto.

La domanda può chiedere quanto la persona sia soddisfatta, di solito attraverso una scala da 1 a 5. Il CSAT viene spesso calcolato dividendo il numero di risposte positive per il totale delle risposte e moltiplicando il risultato per 100.

Questo indicatore permette di osservare un punto preciso del servizio. Risente però delle aspettative personali e tende a raccogliere più facilmente le opinioni di chi ha vissuto un’esperienza molto positiva o molto negativa.

Questionari standardizzati e PREMs

I PREMs, Patient-Reported Experience Measures, raccolgono il racconto del paziente attraverso domande riferite a eventi osservabili. Indagano, per esempio, se le spiegazioni sono state chiare, se il personale ha ascoltato la persona e se le dimissioni sono state accompagnate da indicazioni adeguate.

In Italia, l’Osservatorio PREMs della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa raccoglie le esperienze di ricovero di pazienti adulti e pediatrici e usa i risultati per sostenere il miglioramento dei servizi.

Negli Stati Uniti, l’HCAHPS è un questionario standardizzato dedicato all’esperienza ospedaliera. Analizza comunicazione con medici e infermieri, risposta del personale, ambiente, dimissioni, coordinamento e valutazione generale. Il suo impiego risponde al sistema sanitario statunitense e non va presentato come uno standard italiano.

Questionari inviati dopo la visita

Una survey breve inviata tramite email o SMS permette di raccogliere il feedback vicino al momento della prestazione. Può includere una valutazione generale e poche domande su accesso, accoglienza, chiarezza e tempi.

La brevità aumenta la probabilità di risposta, ma riduce la quantità di informazioni raccolte. Il questionario deve concentrarsi sugli aspetti che la struttura può verificare e correggere. Domande generiche producono dati difficili da usare.

Mystery patient

Il mystery patient prevede che un osservatore segua un percorso prestabilito e registri ciò che accade nei diversi punti di contatto. Può verificare tempi di risposta, chiarezza delle informazioni, qualità dell’accoglienza e rispetto delle procedure.

Lo strumento aiuta a osservare il processo in una situazione definita. L’esperienza del valutatore non sostituisce quella dei pazienti reali e non permette di formulare giudizi sulla qualità clinica. Richiede inoltre regole chiare, tutela del personale e attenzione agli aspetti etici.

Analisi delle recensioni online

Le recensioni raccolgono racconti spontanei su accoglienza, organizzazione, comunicazione e tempi. Possono far emergere problemi che i questionari interni non intercettano.

L’analisi deve osservare i temi ricorrenti, la sede interessata, il periodo e la fase del percorso. Il voto medio offre un’indicazione sintetica, mentre i testi spiegano quali esperienze hanno generato il giudizio.

Una revisione degli studi sulle recensioni sanitarie online mostra che i commenti riguardano spesso aspetti relazionali e organizzativi. Le valutazioni pubbliche non misurano con precisione la qualità clinica e possono provenire da un gruppo poco rappresentativo dell’intera popolazione dei pazienti.

Come scegliere gli indicatori

La scelta dipende dal tipo di struttura, dal servizio e dall’obiettivo dell’analisi. Un ospedale, un poliambulatorio e uno studio professionale gestiscono percorsi diversi. Anche le priorità cambiano tra sanità pubblica, privata e privata accreditata, come emerge dall’analisi del marketing sanitario nel sistema italiano.

L’NPS può misurare la propensione alla raccomandazione. Il CSAT osserva la soddisfazione rispetto a un’interazione. I PREMs descrivono ciò che è accaduto. Reclami, recensioni e tempi operativi aiutano a interpretare i risultati.

Per una lettura completa si possono collegare:

  • indicatori di esperienza, come chiarezza delle informazioni e rispetto percepito;
  • indicatori di processo, come tempi di risposta e chiamate perse;
  • indicatori di soddisfazione, come il CSAT;
  • indicatori relazionali, come NPS e intenzione di rivolgersi di nuovo alla struttura;
  • dati qualitativi, come commenti aperti, reclami e recensioni.

Un punteggio alto non cancella i problemi segnalati da gruppi piccoli o fragili. I risultati vanno quindi letti anche per sede, servizio, canale di accesso e caratteristiche del pubblico, nel rispetto della privacy.

Dalla misurazione al miglioramento del servizio

Raccogliere feedback senza intervenire riduce nel tempo la fiducia dei pazienti e del personale. Ogni rilevazione dovrebbe essere collegata a un processo che assegna responsabilità, tempi di verifica e modalità di controllo.

Una struttura può partire da una criticità ricorrente. Se molti pazienti segnalano difficoltà nel contatto telefonico, occorre confrontare le opinioni con il numero di chiamate ricevute, quelle senza risposta, i tempi di richiamata e gli appuntamenti persi.

L’analisi permette di formulare un’ipotesi. La struttura può modificare gli orari della segreteria, introdurre una procedura per le chiamate perse o chiarire i tempi di risposta. Una nuova rilevazione mostrerà se il cambiamento ha prodotto un effetto.

Questo metodo collega ascolto e organizzazione. È coerente con una visione del marketing sanitario che parte dai bisogni delle persone e usa la comunicazione per rendere i servizi più comprensibili e accessibili.

Il ruolo della tecnologia nella patient experience

Il PNRR ha assegnato oltre 4 miliardi di euro all’ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero. L’investimento comprende digitalizzazione delle strutture e sostituzione di apparecchiature sanitarie.

La tecnologia può ridurre alcuni ostacoli: prenotazioni più semplici, accesso ai referti, promemoria, condivisione delle informazioni e raccolta continua del feedback. Il risultato dipende dal modo in cui gli strumenti vengono progettati e inseriti nei processi.

Un portale difficile da usare trasferisce il lavoro dalla struttura al paziente. Un sistema automatico privo di un’alternativa accessibile può escludere chi possiede minori competenze digitali. La progettazione deve quindi considerare età, alfabetizzazione sanitaria, disabilità e possibilità di accesso ai dispositivi.

Costruire una patient experience coerente

La patient experience nasce da molti contatti, gestiti da persone e strumenti diversi. Per migliorarla serve una responsabilità condivisa tra direzione, personale clinico, segreteria, amministrazione e comunicazione.

Il primo passo consiste nel ricostruire il percorso reale. Occorre poi raccogliere dati, ascoltare i pazienti, individuare i problemi ricorrenti e definire interventi verificabili. NPS, CSAT, PREMs e recensioni acquistano valore quando aiutano a capire dove il servizio crea difficoltà e quali modifiche producono risultati.

La fidelizzazione arriva come conseguenza della fiducia. Una persona torna quando trova competenza, chiarezza, rispetto e continuità. Questi elementi devono emergere in ogni fase, dalla prima ricerca online fino alle comunicazioni successive alla prestazione.

Immagine di Andrea Dotti

Andrea Dotti

Giornalista pubblicista. Da oltre 15 anni mi occupo di digital marketing e comunicazione in ambito sanitario. Creo contenuti che aiutano i brand a raccontarsi, farsi comprendere e costruire relazioni più autentiche con le persone.